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Realtà VUCA: avere progetti in un mondo complesso e mutevole

La realtà è complessa, che strumenti abbiamo noi per semplificarla senza cadere in una lettura semplicistica dei fatti?

Complessità: senz’altro una delle parole chiave associate alla realtà in cui viviamo. Oggi le aziende, come anche gli individui, si trovano a confrontarsi con un contesto e delle relazioni in continuo mutamento, rese tanto più intricate quanto più l’impatto tecnologico cresce. Già l’algebra scolastica ci ha insegnato che anche l’equazione più complessa va risolta semplificando. Ma se l’algebra offre teoremi, formule e princìpi per semplificare in modo controllato, che strumenti abbiamo noi per semplificare la realtà senza cadere in una lettura semplicistica dei fatti?

Una risposta efficace per questa domanda sta nel cambiare le chiavi di lettura della realtà stessa. Non osservarla, cioè, come se potesse essere decifrata, interpretata, persino predetta. Rinunciare al bisogno di piegarla alle nostre necessità analitiche, e accettare, per quanto possa fare paura, che essa è totalmente fuori dal nostro controllo. D’altra parte anche i futurologi parlano di “prevedere il presente”, spiegando che capire dove siamo e cosa accade attorno a noi è già un grosso risultato.

È necessario dunque appropriarsi di un nuovo strumento per osservare la realtà, un nuovo paio di occhiali che ci permetta di vederla per quello che è: VUCA. Non è un neologismo, è un acronimo nato alla fine degli anni ‘80 nello US Army War College per descrivere il mondo alla fine della guerra fredda. Le lettere che lo compongono stanno per: volatility, uncertainty, complexity, ambiguity.

Operare in una realtà VUCA significa accettare che essa è continuamente sfuggente, ambigua, incerta, oltre che complessa. Significa accettare che le nostre hard skills analitiche e strategiche non possono dominarla, ma che avremo necessità di mettere in campo tutte le soft skills ambientali e di adattamento che possediamo per affrontare la mutevolezza che ci circonda. Non si tratta più di cercare nuovi strumenti per controllare la realtà. Occorre cambiare la mentalità e l’approccio verso di essa. Ecco che allora il dato incerto non è destabilizzante, ma portatore di una nuova ricchezza di informazioni. Come si ottiene di non perdersi lungo i sentieri contorti di questo approccio alla realtà? La risposta arriva da un antropologo, Clifford Geertz:

“Il cammino della nostra conoscenza non consiste in una marcia verso un punto omega dove tutto converge felicemente. Consiste piuttosto nello sviluppo di strategie che consentano alle differenti interpretazioni della realtà di confrontarsi, scomporsi, stimolarsi e sprovincializzarsi l’un l’altra, e quindi di spingere avanti tutto il progetto.”

In pratica il progetto non è più il traguardo alla fine di un preciso sentiero. La realtà VUCA, complessa e ignota, si ridefinisce continuamente attorno a noi, e mentre siamo impegnati a studiarla e osservarla il progetto avanza e prende spazio.

Non siamo l’unica specie del mondo animale ad affrontare l’ignoto per realizzare un progetto: le anguille vivono in diverse regioni dell’Atlantico e del mar Mediterraneo, ma anche nel mar Nero. Già famose per essere in grado di vivere nelle acque dolci, salmastre e marine, posseggono un’altra peculiarità: si riproducono esclusivamente nel mar dei Sargassi. Ciò vuol dire che, ad esempio, un’anguilla è capace di risalire dalla paludi di Comacchio, uscire dall’acqua, se necessario, per strisciare come un serpente, per poi attraversare l’Adriatico e compiere tutto il percorso fino al luogo deputato dal suo patrimonio genetico per la riproduzione. Il viaggio può durare sei mesi, ma anche tre anni. Il loro corpo cambia per attraversare gli oceani, il freddo, il buio. L’istinto le guida ad affrontare l’ignoto per compiere il grande progetto della riproduzione.

La vision aziendale in un mondo VUCA non è molto diversa: non è dato sapere dall’inizio come sarà fatto il percorso, quanto dovremo trasformarci per affrontare ciò che c’è fuori dalla nostra comfort zone, se ci saranno delle correnti a guidarci o se bisognerà nuotare attivamente, o entrambe le cose. La destinazione, il compimento del progetto, sarà la certezza genetica che guiderà il nostro viaggio.

Ecco il nostro augurio per il 2019: che tu possa fare un buon viaggio in questo oceano aperto che è la realtà, senza temerla, evolvendoti con essa, fino a che il tuo progetto diventi ciò che deve essere.

Matteo Fusco è fondatore di Beople e docente di Politiche Economiche per le Organizzazioni all’Università Cattolica di Milano. È autore di Business Design per le Pmi e ha curato e revisionato i principali best seller internazionali sul Business Design, trai quali Creare Modelli di Business e Value Proposition Design. La sua missione è aiutare imprenditori e manager a costruire un’innovazione efficiente attraverso processi rapidi, misurabili e replicabili. Puoi seguire Matteo anche su LinkedIn

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