Lifecycle EcoCanvas

Il Lifecycle Canvas  è lo strumento fondamentale della metodologia EcoCanvas che abbiamo introdotto a partire dal 2012 e che ci aiuta a semplificar la mappatura del ciclo di vita dei prodotti, individuando-
ne criticità e opportunità.

È stato ideato partendo da strumenti di tipo tradizionale come la matrice MET – Materiali, Energia e Tossicità (nel senso di emissioni e inquinanti) – sviluppata nel 1997 da René van Berkel, Esther Willems, and Marije Lafleur e da altre rivisitazioni proposte negli anni nel campo dell’ecodesign.

Rispetto a modelli tradizionali, il Lifecycle Canvas, e in particolare la versione che presentiamo in questo libro, prevede l’attenzione agli aspetti legati all’utilizzo dell’acqua e all’ampliamento del concetto delle emissioni o degli inquinanti – Toxicity in inglese – mediante una più ampia gamma di output, dove entrano in gioco anche gli scarti e i rifiuti.

È arricchito, inoltre, dalla determinazione delle opportunità circolari, un concetto proposto per la prima volta da Peter Lacy nel suo libro Waste to Wealth2 e che orienta il lavoro proprio alla necessità di utilizzare una leva – Lacy parla di “pivotare” – concentrandosi su prodotti e materiali maggiormente in grado di promuovere la creazione di valore tramite la circolarità.

Detto questo, passiamo subito a spiegare come utilizzare la mappa, andando a lavorare dapprima sui blocchi in alto, relativi al ciclo di vita, e solo in seguito a quelli sottostanti delle criticità e opportunità.

Come compilare il Lifecycle EcoCanvas:
le fasi del ciclo di vita

Il primo blocco è determinante per procedere in modo efficace. Procediamo, allora, a elencare input e output che entrano in gioco: ciò che ci serve per realizzare un qualcosa, ciò che ne deriva in termini di rifiuti, scarti ed emissioni.

La compilazione della mappa è dunque verticale: determinare le fasi del ciclo di vita ci servirà anche perrichiamarle alla memoria ed evitare di dimenticare input e output.

Al termine della prima attività, una volta identificato il ciclo di vita e individuati input e output, il risultato che avremo davanti sarà un quadro già molto chiaro, e spesso intuitivo, di ciò che è critico, di ciò che può essere migliorato e di ciò che, pur avendolo avuto sotto il naso per tutto il tempo, potrebbe costituire una grande opportunità.

Il lavoro da fare sarà, dunque, quello di andare a elencare, con appositi foglietti adesivi, quanto è emerso come criticità e quanto come opportunità.
Per aiutarci, anche in questo caso possiamo farci guidare dalle domande trigger per ciascun blocco.

Input circolarizzabili.
Quali elementi in entrata, necessari durante le fasi, possono essere sostituiti da altri con un minore impatto ambientale?

Per esempio, le materie prime recuperate o riciclate da altre industrie, il riutilizzo interno di scarti, le forniture green certificate o di prossimità e simili.

Risorse sprecate.
Quali sottoprodotti o scarti non vengono riutilizzati internamente o da altre aziende?

Ne sono un esempio, gli sfridi, i resti di materiale, le perdite energetiche, le sostanze chimiche esauste e altro del genere.

Cicli di vita sprecati.
Quanti cicli di vita compie il tuo prodotto/servizio rispetto a quelli che potrebbe eseguire?Potresti cambiare il tuo design in modo che l’utente possa usarlo un maggior numero di volte?

Per esempio, il numero di utilizzo di un packaging, il riuso di acque residuali e simili.

Sottoutilizzo del potenziale produttivo.
Quali impianti, prodotti o servizi si utilizzano meno della loro capacità e del loro potenziale di generare valore?

Ne sono un esempio i veicoli parcheggiati, i macchinari sottoutilizzati, gli spazi non impiegati e altro del genere.

Valore aggiunto sprecato.
Quali materiali o prodotti potresti recuperare alla fine della loro vita utile che hanno uno speciale valore aggiunto per il mercato o il settore industriale?

Per esempio, un alimento scartato per questioni estetiche, gli scarti che potrebbero essere usati in industrie ad alto valore aggiunto (cosmetica, farmaceutica ecc).

Di certo, bisogna invece avere il coraggio e la propensione di guardare oltre: al di fuori del proprio contesto, infatti, ci sono enormi opportunità di recupero e di generazione di valore in punti del ciclo di vita tipicamente fuori dalla loro “giurisdizione”.

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Puoi continuare l'approfondimento sul libro Modelli di Business Circolari.

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