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Progetta e migliora la tua carriera col Business Design: il caso ENPAP

Ci sono stati professionisti che hanno capito che non possono semplicemente “fare lo psicologo”, ma devono interrogarsi su che tipo di psicologo vogliono essere, creare prototipi della propria offerta e testarla sul mercato.

Panoramica

Quando si parla di enti previdenziali spesso la prima cosa che viene in mente è un’organizzazione che si preoccupa dei suoi associati solo in termini di numeri.

Esistono, però, eccezioni che ci mostrano come dovrebbe realmente comportarsi un ente di questo tipo e che genere di apporto dovrebbe dare non solo alle persone che ne fanno parte, ma anche al settore di cui sono espressione.

È il caso di ENPAP, l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza Psicologi: un’organizzazione che ha saputo mettersi alla prova nella comprensione del contesto lavorativo attuale dei suoi associati, nella creazione di un’esperienza formativa che permettesse loro di ripensare la propria carriera e, soprattutto, nell’evolvere la categoria verso una maggiore rilevanza e utilità sociale.

Gli psicologi oggi

In Italia si è venuta a creare una situazione per cui psicologo è diventato sinonimo di psicoterapeuta. Questo significa che, nella mentalità comune, la figura di una persona competente in psicologia è legata principalmente all’ambito clinico e, solo raramente, a quello consulenziale. Si tratta di una distinzione fondamentale, perché da un lato c’è la possibilità di fare interventi curativi, quindi riparatori rispetto a problematiche già relative all’aspetto clinico.

Ma nel mondo odierno c’è un grande bisogno di psicologia anche al di là della cura: servono figure in grado di accompagnare le persone attraverso la precarietà e la complessità, servono specialisti che sappiano operare in ottica preventiva e positiva.

L’aver appiattito la professione al solo ambito clinico ha avuto un enorme impatto sulla carriera di migliaia di psicologi che, nel tempo, hanno visto diminuire il numero pro capite di possibili pazienti acquisibili.

Ci piacerebbe dire che questo sia dovuto a una società progressivamente più sana, ma purtroppo le ragioni sono altre: il numero di psicologi aumenta, il tipo di carriera intrapresa non si differenzia ma il numero totale di pazienti risulta invariato.

In linguaggio tecnico noi definiamo questo un “oceano rosso”, ovvero un mercato saturo di concorrenti che sono costretti a lottare gli uni contro gli altri per acquisire clienti.


L’importante intuizione di ENPAP è stata proprio in questo: nell’aver compreso che era il momento di dare ai propri associati gli strumenti per creare mercati differenziati e, soprattutto, uscire dalle logiche della mera concorrenza tra professionisti.


Proprio la concorrenza, ci racconta il Presidente del Consiglio di Amministrazione Felice Torricelli, sta mettendo a repentaglio la dimensione di scambio e confronto che deve esserci tra professionisti, perché solo attraverso questo rapporto di fiducia e di condivisione è possibile progredire.

Questa dimensione di scambio è possibile solo quando si acquisiscono gli strumenti per evolvere la propria professionalità in un progetto più ampio, in grado di differenziarsi e generare valore in modi differenti rispetto ai colleghi. Non è sufficiente, quindi, organizzare formazione che insegni agli psicologi come fare meglio il proprio lavoro: è necessario dare loro gli strumenti per far emergere nel mercato la qualità con cui lo fanno.

A partire da questa intuizione, ENPAP ha deciso di contattarci per progettare insieme un’esperienza formativa in grado di trasferire nuovi strumenti e competenze ai propri associati e iniziare una sorta di rivoluzione nel modo in cui gli psicologi italiani vedono la propria professione.

Il processo di training design

Prima fase: l’analisi dei bisogni

Il punto d’inizio del progetto è stata la mappatura di bisogni, difficoltà e aspettative degli associati al fine di individuare tutti i criteri utili a pianificare un’attività efficace ma anche piacevole e gratificante.

In questa fase hanno partecipato l’intero Consiglio di Amministrazione dell’Ente e il Consiglio di Indirizzo Generale, come pure il direttore, il vicedirettore dei servizi agli iscritti e la responsabile della comunicazione: la partecipazione di figure così differenti è stata preziosa almeno quanto l’approccio e l’impegno con cui tutti hanno preso parte a questa fase.

Stefania Vecchia, membro del Consiglio di Amministrazione di ENPAP, ci ha raccontato come sia rimasta colpita dalla libertà e franchezza di dialogo che hanno caratterizzato questa fase: attraverso gli strumenti di mappatura del Business Design tutti si sono sentiti di poter dare il proprio contributo senza censure ma sempre in un clima positivo e leggero. Il focalizzare l’attenzione sui processi e non sulle persone ha permesso di considerare e discutere anche le affermazioni più dissacranti.

Non ci capita tutti i giorni di lavorare alla comprensione dei clienti con persone che, per background lavorativo, lavorano proprio sulla comprensione delle persone: inutile sottolineare come questo abbia reso fin da subito la progettazione aderente alla realtà e funzionale all’obiettivo generale, permettendo di affrontare nel migliore dei modi la fase successiva.

La seconda fase: la progettazione

Quando siamo passati alla progettazione effettiva dell’esperienza formativa, avevamo tutti gli elementi necessari per definirla intorno a chi ne avrebbe fruito e non, come si fa tradizionalmente, in base ai contenuti che volevamo erogare.

Siamo partiti dai bisogni, dalle difficoltà e dalle aspettative degli psicologi: da questo è venuto fuori il programma dei contenuti e, soprattutto, la strategia in base alla quale alternare nozioni teoriche ed esercitazioni pratiche.
Lo scopo di ENPAP, in base al quale ha scelto noi di Beople, era quello di trasmettere strumenti pratici e di rompere il format della lezione frontale che rende l’ascoltatore passivo. Poca formalità, quindi, e tanto contenuto esattamente come prevede il Training Design.

La terza fase: la validazione

Un’altra particolarità che ci ha colpiti di ENPAP è stata la propensione al testing: quando l’obiettivo è creare la migliore esperienza possibile, non ci si può fermare a quanto si è progettato.

Abbiamo organizzato, quindi, una giornata pilota con 100 persone attraverso la quale abbiamo potuto validare sia la struttura della giornata, sia la coerenza tra quanto erogato e le aspettative dei partecipanti.

Fin da subito i riscontri sono stati positivi, ma non è stato questo a fermarci: per tutta la durata del progetto i referenti di ENPAP hanno raccolto feedback e reazioni dei partecipanti, trasmettendoceli di modo da migliorare in modo inferenziale il format ad ogni appuntamento.

Quarta fase: l’attivazione

In cosa si è tradotto questo lavoro di estrazione, progettazione e validazione?

Abbiamo portato la formazione sulla propria carriera agli psicologi di tutta Italia attraverso 11 date da Catania a Milano: per ogni data abbiamo avuto una media di oltre 70 psicologi, con oltre 800 partecipanti totali.

Durante le giornate di formazione, gli psicologi hanno potuto apprendere e utilizzare le logiche del Business Design applicate alla carriera personale, utilizzando il Personal Business Model Canvas come strumento principale, ma ponendosi anche importanti domande attraverso la mappatura dei potenziali clienti.

I risultati del processo di Business Design

Il riscontro più oggettivo è senza ombra di dubbio quello che ci è stato descritto da Stefania Vecchia: se generalmente il ritorno su giornate gratuite come questa si attesta intorno al 50%, nel caso di “Progetta e migliora la tua carriera” il ritorno ha avuto picchi anche del 70%. Questo non solo per via dell’interesse verso le opportunità date dal corso, ma anche per un passaparola positivo che si è generato tra professionisti e che ha portato, di città in città, a un interesse crescente per l’iniziativa.

Ci sono stati però dei riscontri che non sono quantitativi, ma qualitativi: ci sono stati partecipanti che, al termine della giornata, hanno concluso di dover rifare da capo il proprio sito web perché finalmente avevano compreso come dovevano comunicare il valore che offrono. Ci sono psicologi che hanno capito che un nuovo ruolo, oltre a quello dello psicoterapeuta, non solo è possibile ma è anche legittimato e richiesto dalla società odierna. Ci sono stati professionisti che hanno capito che non possono semplicemente “fare lo psicologo”, ma devono interrogarsi su che tipo di psicologo vogliono essere, creare prototipi della propria offerta e testarla sul mercato. 

Ma, soprattutto, ci sono stati centinaia di psicologi che hanno capito di non dover essere necessariamente in competizione tra loro, anzi: ci sono persone che hanno riscoperto nel confronto con i propri colleghi un importante strumento di crescita e di miglioramento: una risorsa che avevano sempre avuto lì, a portata di mano, e che ENPAP aveva capito che dovevano riscoprire per ridare valore non solo agli psicologi, ma alla psicologia in Italia.

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