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In un mercato sempre più competitivo, per acquisire un vantaggio è imprescindibile evolversi e migliorare di continuo. Non c’è una scelta: le aziende per sopravvivere devono innovare. Il problema quindi non è se innovare o meno, ma cosa e come innovare.

La maggior parte delle aziende è convinta che per innovare sia sufficiente migliorare i propri prodotti, rendendoli magari tecnicamente più avanzati rispetto a quelli dei concorrenti. Ma questa è solo una parte della questione, e neanche la più importante. In breve tempo un prodotto diventa infatti facilmente replicabile, magari anche a un costo minore.


Cosa innovare, allora? Se innovare il prodotto non è la strada migliore, su cosa è necessario intervenire?


La risposta è semplice: sui modelli di business, ovvero sui modi in cui un’azienda crea e distribuisce valore.

Noi siamo i primi a credere che offrire prodotti e servizi di qualità sia un elemento imprescindibile: anzi, la missione che ci siamo posti è proprio quella di aiutare le imprese a far emergere la propria qualità. Ma siamo consapevoli anche che per avere successo è necessario saper creare valore intorno e al di là del prodotto.

Sfruttare le risorse interne: Google Area 120

Quando si pensa all’innovazione talvolta ci si dimentica che a farla non sono le tecnologie ma le persone. Per chi gestisce un’impresa è quindi di fondamentale importanza imparare a coinvolgere i propri dipendenti e collaboratori nei processi di creazione del valore. Si tratta di risorse che, lavorando quotidianamente nell’azienda, hanno spesso una percezione molto chiara dei suoi punti di forza e di quelli di debolezza.

Ma come farlo? Questo dipende molto dalle caratteristiche dell’azienda e dalle risorse a disposizione.

Una società che ha sempre puntato sui propri dipendente è sicuramente Google. In passato lo ha fatto dando la possibilità di dedicare il 20% del tempo di lavoro a progetti che esulavano dai normali compiti lavorativi. Continuando su questa strada, l’azienda di Mountain View ha deciso di inaugurare Area 120, un vero e proprio incubatore riservato ai dipendenti, che possono presentare un progetto e, se selezionati, dedicare fino a sei mesi di lavoro alla sua realizzazione.

In questo modo Google non solo riconosce il valore delle risorse che ha a disposizione, ma fa in modo di non disperderlo. Ottiene poi anche un altro risultato: stimola i dipendenti a realizzare idee innovative che, potenzialmente, potrebbero fruttare nuove opportunità di business e nuove fette di mercato, ma anche migliorare la qualità dei servizi e le modalità con cui questi vengono erogati.

Attrarre le risorse esterne: Illy Foundry

D’altra parte, le risorse interne non sono tutto e puntare solo sui dipendenti può essere un limite. Conoscere troppo bene il funzionamento di un’azienda può costituire infatti un freno, perché talvolta non si riesce a uscire dai percorsi mentali a cui si è abituati.

Le risorse interne possono quindi aver bisogno di un apporto esterno, in grado di immaginare nuovi approcci e apportare energie nuove. Su questa strategia sembra puntare Illy, che anziché investire in startup ha deciso di crearsene una tutta sua, la Illy Foundry.

Illy Foundry è “una nuova unità creativa composta da giovani talenti internazionali e personalità leader nel campo dell’ingegneria, dell’informatica e del design”, che mira ad analizzare l’esperienza degli appassionati di caffè di tutto il mondo per costruire nuovi servizi e modelli di business. In questo percorso Illy collabora con Innovation Foundries, piattaforma internazionale di innovazione che, fra le altre cose, ha sviluppato un sistema di formazione, ricerca e project management che ogni anno porta in Italia 50 talenti internazionali per studiare e innovare prodotti e processi.

Per assicurarsi le energie migliori, alla nuova startup Illy affianca anche una serie di hackathon, chiamati Coffe-Hack, che vengono organizzati in giro per il mondo e durante i quali innovatori e startupper sono chiamati a ideare sia nuove soluzioni tecnologiche (Product Innovation), sia nuove strategie di business (Retail Innovation e Brand Engagement).

Innovare significa conoscersi e superarsi

A questo punto molti di voi si staranno chiedendo: se non ho a disposizione le risorse di Google e Illy come posso innovare?


La verità è che l’innovazione non sta nei fondi che avete a disposizione, ma nella capacità di comprendere la vostra azienda e nella volontà di iniziare a migliorare ciò che può essere migliorato.


L’affermazione potrà sembrare forte, ma se lo diciamo è perché ogni giorno aiutiamo le aziende a capire come migliorare i propri risultati e sappiamo che l’errore più grande è credere che l’unico modo per innovare sia investire grandi quantità di denaro per realizzare nuovi prodotti o per migliorare tecnologicamente quelli già esistenti.

Nella storia ci sono numerosi casi di aziende che hanno pensato solamente al prodotto, senza ragionare a sufficienza sulla creazione di un modello di business efficace. Uno dei più rappresentativi è quello di Segway, il mezzo di locomozione a due ruote che permette di viaggiare stando in piedi. È stato lanciato sul mercato nel 2002, dopo un investimento di 100 milioni solo per lo sviluppo del prodotto. Il risultato è stato un sonoro flop. Al di là di un prodotto innegabilmente innovativo, è mancata proprio la capacità di analizzare problemi e bisogni dei target e di creare un’offerta di valore che rispondesse a queste necessità.


Il problema non è quanto siete disposti a spendere, ma quanto siete disposti a mettervi in gioco.


Che decidiate di farlo sfruttando risorse interne o provando ad attrarre risorse esterne, per innovare dovete comprendere i vostri limiti attuali e superarli, attraverso strumenti e metodologie come quelli del business design: veloci, partecipativi, economici e che aumentino le probabilità di successo.

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