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Perché è necessario testare le assunzioni di un progetto

Fino a poco tempo fa la maggior parte delle aziende ci chiamava per essere aiutata nel trovare idee innovative: sembrava che tutti fossero alla ricerca di novità, di qualcosa che scuotesse dalle prassi consolidate intere aree aziendali.

Fino a poco tempo fa la maggior parte delle aziende ci chiamava per essere aiutata nel trovare idee innovative: sembrava che tutti fossero alla ricerca di novità, di qualcosa che scuotesse dalle prassi consolidate intere aree aziendali.

Oggi questo genere di richiesta sta diminuendo, a favore di un’altro tipo di necessità più pragmatica: le aziende non ci chiedono più aiuto per trovare nuove idee, ma per realizzare quelle che già hanno.

Cosa è cambiato?

L’accesso all’innovazione

Oggi l’accesso alle idee e agli abilitatori che permettono di fare innovazione, soprattutto quelli tecnologici, è completamente mutato rispetto al passato. La realizzazione di nuovi progetti imprenditoriali richiede il più delle volte investimenti minori rispetto anche solo a qualche anno fa: l’innovazione è sempre più alla portata delle imprese perché meno influenzata dalla disponibilità di capitali.

In un articolo recente abbiamo spiegato che la creazione di un business model esponenziale – quindi in grado di massimizzare in modo sostanziale i profitti – non è sempre legata alle cifre investite o alle singole risorse messe in campo. È fondamentale saper uscire dagli schemi consolidati e innovare attraverso una proposta di valore in grado di risolvere i problemi dei clienti in modo nuovo ed efficace: obiettivo che può essere perseguito talvolta anche in modo sorprendentemente economico.

Molte aziende hanno compreso questo e stanno mobilitando le proprie risorse per la ricerca e selezione delle migliori idee, ma è ancora necessario un supporto per la loro messa a terra: manca il passaggio dal progetto imprenditoriale alla sua realizzazione concreta.

 

Perché in molti casi è difficile realizzare concretamente un progetto imprenditoriale?

Le ragioni di questo gap sono tante. La prima è sicuramente una certa resistenza al confronto strutturato, anche interno, e una certa difficoltà a prendere decisioni. Troppo spesso le imprese fanno scelte importanti a seguito di riunioni poco organizzate (quando non addirittura controproducenti) in particolare per la mancanza di informazioni concrete su cui basare la discussione. Si tratta di un tema importante, che abbiamo già discusso in questo articolo.

Ma un altro grande problema è che spesso, quando si tratta di mettere in atto un progetto innovativo, si tende a basare la propria strategia su ‘sensazioni imprenditoriali’ più che sull’analisi dei dati. In Italia, anche per la grande tradizione di imprese familiari che ci contraddistingue, siamo portati troppo spesso a basare le scelte imprenditoriali più sull’estro di un momento che su fatti concreti.

In sostanza, per innovare a livello sistemico, e non solamente sul prodotto, servono due cose strettamente legate fra loro: una metodologia lean, fatta di test e pretotipazioni rapide, e una cultura dell’analisi dei datiche scaturiscono dalle sperimentazioni.

Bisogna imparare a ragionare come una startup, costruendo team, metodi e processi su basi diverse da quelle a cui siamo abituati. L’obiettivo non è difendere la propria idea a tutti i costi ma accettare che, dopo il contatto con il mercato, sia necessario rivedere in parte o nella totalità ciò che si è progettato per massimizzarne l’efficacia.

 

L’importanza delle assunzioni

Il primo passo necessario è imparare a ragionare sulle proprie assunzioni. In fase di ideazione si fanno sempre assunzioni: sui clienti, sui loro bisogni e sulle soluzioni che desiderano, ma anche sui prodotti e sulle loro specifiche. Spesso si trascura la possibilità che certezze considerate quasi granitiche siano in realtà assunzioni opinabili: è necessario individuarle e metterle sul banco di prova

Il modo migliore per farlo è non concentrarsi solo sul processo di ideazione, ma affiancare al brainstorming sulle idee un nuovo brainstorming delle assunzioni che risponda alla domanda: “Cosa dev’essere vero affinché questa mia idea funzioni?” . L’obiettivo è prima di tutto far emergere le assunzioni, per poi analizzarle a fondo e procedere così ai test su di esse. Solo una volta che i test avranno verificato le assunzioni si potrà finalmente passare al prodotto.

In quest’ottica il nostro lavoro come business designer si sta evolvendo: oltre ad aiutare le imprese a trovare nuove idee, dobbiamo affiancarle nel porsi le giuste domande per evitare di basare i propri progetti su opinioni e intuizioni poco solide e strutturate. È in questo modo che accompagniamo le aziende in percorsi di innovazione (e non di invenzione) che mettano alla prova i progetti imprenditoriali misurando la bontà delle assunzioni che ne stanno alla base direttamente sul mercato, prima di allocare budget consistenti per conseguire i risultati sperati.

Matteo Fusco è fondatore di Beople e docente di Politiche Economiche per le Organizzazioni all’Università Cattolica di Milano. È autore di Business Design per le Pmi e ha curato e revisionato i principali best seller internazionali sul Business Design, trai quali Creare Modelli di Business e Value Proposition Design. La sua missione è aiutare imprenditori e manager a costruire un’innovazione efficiente attraverso processi rapidi, misurabili e replicabili. Puoi seguire Matteo anche su LinkedIn

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