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Ci siamo: l’aula è pronta, i partecipanti sono seduti e il trainer ha appena salutato, presentandosi a tutti e spiegando quale sarà il percorso relativo alla giornata. Le aspettative sono alte perché gli argomenti che verranno trattati sono sulla bocca di tutti, il professionista ha preparato tante slide ricche di concetti interessanti e l’azienda sta per introdurre nuove conoscenze che serviranno a fare un passo avanti.

Dopo due ore i partecipanti chiedono a gran voce la pausa caffè e riescono a fatica a tenere gli occhi aperti.
Cos’è andato storto?

Se guardiamo all’accaduto partendo dal solito punto di vista, ovvero il nostro, probabilmente arriveremo alle solite conclusioni: i partecipanti non conoscono la reale importanza di questa giornata di formazione, non capiscono quanto questi concetti siano importanti per l’evoluzione dell’azienda, non riescono a capire come possono integrare queste competenze all’interno della loro giornata di lavoro, la maggior parte di loro non ha un atteggiamento costruttivo. Insomma, i partecipanti non sono motivati.

Ok, ma questo non ci dice nulla sulle reali motivazioni della demotivazione.


La verità è che spesso la formazione è progettata in base a quello che vuole l’azienda, a quello che vuole l’HR manager e a quello che sa fare il trainer. E dei partecipanti ci si scorda facilmente.


“Ma come?” dirai, “Io sono abituato/a a pensare a loro quando compro formazione”. Vero, il punto è che ti soffermi su questioni di importanza secondaria, ovvero che tipo di formazione oggi è indispensabile per i vari team, come posso scegliere il fornitore che a parità di esperienza mi faccia risparmiare, qual è la conoscenza più innovativa oggi da portare nell’azienda.

Una progettazione d’aula che si rispetti deve partire dai bisogni del partecipante. Esattamente come nel business design si insegna alle aziende a immaginare, progettare, testare e reiterare il processo a partire dalla prospettiva del cliente, ovvero dai suoi bisogni, desideri e difficoltà, così nella formazione è necessario progettare a partire dall’utilizzatore dell’aula, dai suoi bisogni, da quello che permetterebbe la migliore esperienza possibile, dalle loro difficoltà a vari livelli (di conoscenza, di skills, di motivazione ecc.).

Per questo le domande che permettono davvero di capire cos’è successo partono dal mettersi nei panni del partecipante:

– I partecipanti erano consapevoli dell’oggetto della formazione a cui avrebbero dovuto partecipare?

– E stata fatta un’indagine sui loro desideri/obiettivi, difficoltà e problemi che la formazione sarà chiamata a risolvere/soddisfare?

– I partecipanti conoscono la visione, il modello di business, il punto di vista che ha l’azienda nei loro confronti?

E banalmente:

– Le sedie erano comode?

– Le slide erano troppe? Avevano troppi contenuti scritti con una font piccolissima?

– Univano linguaggio descrittivo e visuale?

– L’aula aveva luce naturale/ricambio d’aria?

– C’era l’acqua sui tavoli?

E così via…

La lista potrebbe continuare a lungo ma il punto fondamentale è uno solo: che esperienza devono vivere i partecipanti affinché il percorso di formazione progettato per loro abbia la massima efficacia e risolva i gap che l’azienda vuole colmare?

Tutte queste domande non significano che delle necessità dell’azienda e delle tue necessità non ci si deve occupare: sono altrettanto importanti, ma l’efficacia della formazione si gioca principalmente sull’esperienza di chi viene formato. Non sono i contenuti che devono guidare la scelta della formazione da portare in azienda ma i criteri con i quali è progettata, di cui i contenuti sono solo una parte.

Perché? Perché nel modello di business dell’azienda la formazione significa costi, risorse chiave da utilizzare, attività chiave da svolgere, proposte di valore da potenziare, clienti da soddisfare e ricavi diretti e indiretti che la renderanno ancora più competitiva.


Se vuoi che la formazione oggi abbia davvero valore per i partecipanti, per te e per l’azienda, se vuoi che abbia dei benefici concreti e risolva problemi specifici, allora devi imparare a valutare i criteri attraverso i quali deve essere costruito un percorso formativo.


Per selezionare la formazione più efficace ci sono diversi aspetti che dovresti indagare: il primo in assoluto è quello che riguarda l’esperienza dei partecipanti. Ti sei mai messo davvero nei loro panni? Ti sei chiesto quali ostacoli rendono inefficace molta della formazione che hanno sperimentato fino a oggi?

Per aiutarti a farlo, eccoti alcune domande fondamentali:

Training Design: Cosa chiedersi prima della progettazione di un'esperienza formativa

Queste domande riguardano principalmente l’esperienza dei partecipanti, ma ci sono altri criteri da tenere in considerazione, che esploreremo nei prossimi articoli e che riguardano sia l’impatto che la formazione può apportare all’azienda, sia gli elementi che rendono un formatore e il contesto formativo più o meno efficace.

L’obiettivo di queste domande è aiutarti a definire delle indicazioni di massima per scoprire quali sono i punti critici, ma volendo approfondire il percepito dei partecipanti, puoi integrare il lavoro di ricerca preliminare con apposite mappe: a breve pubblicheremo una mappa che abbiamo creato apposta per approfondire obiettivi, difficoltà e desideri dei partecipanti (come di tutti i target per i quali si voglia costruire una soluzione basata su una proposta di valore efficace). Grazie alla mappa sarà possibile evidenziare i punti più critici ai quali prestare particolare attenzione e individuare gli elementi che, invece, renderebbero le soluzioni più fruibili e gratificanti.

Naturalmente ricordiamoci che non tutto è “risolvibile” con un percorso di formazione: basti pensare alla motivazione dei partecipanti, una variabile su cui spesso è difficile agire. Quello di cui si deve occupare un buon trainer, però, è aumentare la possibilità che il partecipante sia motivato e facilitato nell’esperienza formativa. Non sempre è possibile avere tutte le informazioni prima di creare un percorso, però, come già abbiamo detto nello scorso articolo, il Training Design nasce per rispondere a queste esigenze: si pone l’obiettivo di disegnare esperienze formative intorno e per i partecipanti, attraverso miglioramenti inferenziali possibili grazie ad ascolto, autovalutazione e testing.

Il Training Design è un metodo e, in quanto tale, aiuta a ridurre sensibilmente il margine di errore e ad aumentare in modo certo le possibilità di creare esperienze di formazione efficace. Per quanto sembri semplice, anche solo porsi queste domande può permetterti di migliorare sensibilmente la qualità della formazione che scegli e fare in modo che i partecipanti chiedano sì la pausa, ma che tornino poi in aula ad ascoltare il formatore con interesse, coscienti che ciò che stanno apprendendo sarà davvero utile per se stessi e per la propria azienda.

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