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Qualche settimana fa ho avuto il piacere di parlare a Udine di Business Design e di innovazione dei modelli di business, introducendo anche un esercizio con il Business Model Canvas. Di per sé incontrare un gruppo di quasi 200 imprenditori che ha capito l’importanza di puntare sull’innovazione dei modelli di business è sempre una bella esperienza.

Foto: Udinese Calcio

Stavolta, però, c’è stato anche un altro aspetto che mi ha colpito e mi ha fatto vivere davvero qualcosa di unico, sicuramente diverso dal solito: l’evento si è tenuto in uno stadio!

E non in uno stadio qualsiasi: ma nella splendida e modernissima cornice del campo dell’Udinese Calcio, impreziosita da una prestigiosa organizzazione scenografica, degna di un evento londinese.

Foto: Udinese Calcio

L’Udinese è molto più di una squadra di Serie A: è una vera e propria impresa che ha lavorato parecchio per innovare il proprio modello di business e per distinguersi in un mercato sempre più competitivo, che solitamente vive “solo” di diritti televisivi, biglietti e merchandising. Un esempio su tutti è quello dello scouting di giovani promesse del calcio, ambito su cui l’Udinese si è così ben organizzata da diventare modello per l’intero campionato.

Foto: Udinese Calcio

L’obiettivo dichiarato dell’Udinese – come d’altra parte quello del suo sponsor, la Dacia – è dare sempre qualcosa in più sia come squadra che come società, e la dimostrazione sono le scelte coraggiose fatte dal management negli ultimi anni. Quella forse più emblematica, che distingue maggiormente la società in rapporto al mercato italiano, è stata quella di acquisire la proprietà dello Stadio Friuli, ribattezzato Dacia Arena. L’Udinese è, infatti, una delle poche squadre italiane proprietarie del proprio stadio. Si tratta di un fatto che di per sé potrebbe non sembrare rilevante ma che invece, come abbiamo spiegato circa un anno fa in questo blog, è assolutamente fondamentale per capire la strada che la società ha intrapreso per innovarsi.

Sono davvero contento a questo proposito che la Dottoressa Magda Pozzo, responsabile dell’Area Marketing della Società, abbia accettato di rispondere ad alcune domande per spiegare meglio come e perché l’Udinese Calcio abbia deciso di lavorare sul proprio modello di business.


Magda Pozzo. Foto: Udinese Calcio

Luigi: Tante squadre europee hanno uno stadio di proprietà, in Italia pochissime. Cosa vi ha spinti a fare una scelta così in controtendenza?
Magda: Direi che siamo sempre spinti da un grande senso di imprenditorialità. Lo stadio di proprietà rappresenta flessibilità e autonomia nel pieno rispetto del territorio, sviluppi di nuovi business models (come ad esempio la Club House), sviluppi ludico-commerciali che altrimenti non avrebbe senso realizzare. E questo non solo da un punto di vista prettamente economico, ma anche e soprattutto perché ci si libera di quegli iter comunali e regionali molto spesso interminabili.

L: Quanto è importante a livello sportivo avere uno stadio di proprietà?
M: Guardi, non sono certa che a livello sportivo ci sia una diretta relazione ma senza dubbio aumenta l’avvicinamento dei tifosi, che possono godere di strutture più moderne e accoglienti. Nel nostro caso offriamo ai giocatori e alle loro famiglie un ristorante aperto sette giorni su sette: questo evidentemente aiuta a creare un senso di appartenenza che si spera poi si possa tramutare in migliori risultati sportivi.

L: La Dacia Arena, grazie alla sua prestigiosa Club House, ospita anche iniziative ed eventi legati al mondo dell’impresa. Che tipo di eventi avete ospitato e/o volete ospitare?
M: È effettivamente un progetto del quale siamo molto fieri. Per spiegare meglio come funziona dividerei il Match Day, il giorno della partita, dagli altri giorni della settimana.
Per quanto riguarda il Match Day, il nostro obbiettivo è che i soci, per lo più imprenditori, permangano più a lungo allo stadio e si creino così delle solide relazioni, a prescindere dalle partite e del risultato sportivo.
Intorno alle 13:00, durante il pre-partita, organizziamo nel nostro Auditorium, presentazioni di libri, interviste, racconti di vita di personaggi famosi in vari settori come cultura, cinema e sport.
Alle 13:30 poi c’è il pranzo, che si svolge nelle varie aree della Club House, dove vengono ospitati a turno i migliori chef regionali e italiani con menù che mettono in risalto profumi e ingredienti della nostra terra.
Infine, dopo la partita ci si ritrova nuovamente con un grande buffet di dolci.
Insomma, alla fine la permanenza dei nostri soci allo stadio dura dalle 13:00 fino quasi alle 17:30, cosa che trovo fantastica: un buon esempio del calcio come fertilizzatore di contatti tra imprenditori.
Per quanto riguarda il resto della settimana, invece, il nostro obbiettivo è proprio far vivere lo Stadio per 365 giorni all’anno. Per questo lo abbiamo aperto alle aziende, affinché possano utilizzare tutte le nostre strutture per Convention aziendali, Consigli d’Amministrazione, Corsi Motivazionali, etc.
In media quest’anno abbiamo ospitato 2 eventi alla settimana dai più svariati settori: un risultato assolutamente lusinghiero.

L: Perché è strategico per voi rafforzare il vostro rapporto con il territorio, andando anche oltre al calcio e come si inserisce l’evento a cui ho partecipato in questa strategia?
M: Penso che il calcio sia un bene e un fertilizzatore sociale. È nostro obbligo come famiglia e come club metterlo al servizio delle tante aziende che, come noi, lottano ogni giorno per migliorarsi. L’evento al quale ha partecipato ha senz’altro aiutato tutti gli imprenditori partecipanti a riflettere grazie al Business Model Canvas sull’innovazione dei modelli di Business: ne abbiamo bisogno tutti noi e la nostra Club House nasce proprio da un business model innovativo, che evidentemente deve continuare a svilupparsi e crescere anche grazie alla partecipazione dei nostri illuminati imprenditori.

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