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Capita spesso, ultimamente, che il Business Design sia presentato come una specie di arte e il business designer come un’artista: una sorta di pittore, che con la fantasia è in grado di inventare nuovi modelli di business.

Questo approccio al Business Design è il più sbagliato possibile, e per due motivi principali.

Il primo è che il Business Design non è un’arte e non si basa sul possesso di un talento. È invece un metodo scientifico, che si può imparare a padroneggiare grazie a un processo di apprendimento.

Il secondo è che pensare al Business Design come a un’arte significa guardare all’imprenditore come a uno spettatore: fornisce al consulente ciò di cui ha bisogno per lavorare e aspetta che abbia finito la sua opera per ammirarne il risultato.

Se c’è invece una cosa che abbiamo imparato in questi anni di lavoro con imprese e consulenti è che il Business Design deve essere immediatamente azionabile e non produce alcun effetto duraturo se non modifica il modo in cui le persone agiscono nel quotidiano.

Le aziende non si cambiano con il Business Design, ma con i business designer.

Cosa significa, quindi, essere un business designer?

Il business designer non è un artista, ma un tecnico che ha acquisito un metodo scientifico assieme alle competenze per applicarlo in contesti concreti.

La prima di queste competenze è quella che distingue il Business Design dal Design Thinking: non si tratta solo di strumenti visuali per il problem solving, ma anche e soprattutto di un metodo per il problem setting.

Questo aspetto assume particolare rilevanza in relazione all’altra competenza fondamentale, la capacità di agire a livello sistemico: troppo spesso le aziende affrontano i problemi in modo destrutturato e a compartimenti stagni. Questo fa sì che non si comprendano le logiche di interrelazione tra reparti e che si cerchi spesso di affrontare grandi problemi con strategie complesse, quando sarebbe più utile e semplice partire da problemi del quotidiano, che aprono la strada a un cambiamento reale.

A queste competenze principali bisogna affiancare un metodo strutturato, quello che noi abbiamo sintetizzato nel ‘Metodo Beople’: un insieme organico di protocolli, strumenti e regole nato da anni di esperienza con piccole e medie imprese.

Avevamo già introdotto questo metodo attraverso il nostro libro ‘Business Design per le PMI’, e oggi vogliamo dare nuovi strumenti per diffonderlo: abbiamo formalizzato il Minimum Viable Process, ovvero un processo minimo di riferimento che si può applicare a qualunque azienda per l’allineamento, la ridefinizione del mercato, l’estrazione dei driver d’acquisto e la pianificazione operativa di un piano d’azione.

Per noi è fondamentale passare questo processo non solo ai manager delle aziende, ma anche a quei consulenti che vogliono realmente fare la differenza in un mercato animato più dall’opinione e dalla fantasia che dalla scientificità e dai dati.

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