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Quando si parla di Branding c’è ancora qualcuno convinto che ci si riferisca al nome e al logo dell’azienda o del prodotto, alla sua immagine coordinata.

Niente di più sbagliato.

Il nome e l’identità visiva sono gli elementi più espliciti di un brand: vengono commissionati, progettati e scelti in maniera diretta, sono indispensabili per la creazione di un prodotto e vengono registrati affinché non sorgano contenziosi.

In realtà, però, rappresentano solo la punta di quell’iceberg chiamato Branding.


Un brand è un insieme di valori, promesse, comportamenti e percezioni che mettono in relazione il cliente con il prodotto e l’azienda.


È attraverso il Branding, infatti, che gli oggetti acquisiscono significato anche al di là delle loro qualità strutturali e funzionali. Pensiamo, ad esempio, a un’azienda che fornisce i suoi prodotti a diversi marchi: niente cambia a livello di prodotto, eppure ciò che i diversi brand significano nella mente del consumatore influenza prezzo, vendite e fidelizzazione.

Attraverso il branding è possibile creare e mantenere valore da trasferire sui propri prodotti e servizi, andando quindi a impattare in modo diretto sul proprio business.

Un luogo comune vuole che il brand management sia un’attività alla portata esclusiva di grandi corporate, che richieda investimenti ingenti e che sia irrilevante, ad esempio, nel panorama competitivo di una PMI. La realtà, però, è ben diversa ed è facile comprenderlo attraverso poche, semplici riflessioni:

I prosumer stanno rendendo i brand partecipativi

Con l’avvento del digitale i clienti hanno iniziato la trasformazione da consumer a prosumer, ovvero non si limitano più all’acquisto passivo di prodotti e servizi, ma assumono un ruolo attivo partecipando ai processi produttivi e alla creazione di immaginario.
Attraverso opinioni, recensioni, condivisioni di esperienze sono in grado di creare e modificare la percezione di un brand.
Questo significa che, in assenza di un’attività specifica, siamo completamente nelle mani dei nostri clienti e del caso. Non illudiamoci che sia possibile non avere un brand: nel momento in cui siamo conosciuti dai nostri clienti abbiamo necessariamente un significato, una promessa implicita, un posizionamento. Ignorando il brand management stiamo solo permettendo che tutto questo sia caotico, impreciso e potenzialmente dannoso per il nostro business.

Il branding può anche essere un’attività snella, veloce e ottimizzata

Il Brand Design non è solo l’attività attraverso la quale si identificano gli elementi e la struttura di un brand, se ne studiano i valori e i comportamenti e, soprattutto, si pianifica la relazione da costruire a livello emotivo e razionale con il cliente. Il Brand Design è un processo iterativo e partecipativo, in cui il brand prende forma attraverso l’interazione e l’esposizione al suo potenziale pubblico.
Non è detto, però, che richieda anni di studio, interminabili e costose ricerche di mercato o stravolgimenti epocali nei processi aziendali.
Ormai da anni noi di Beople applichiamo le tecniche del Visual Thinking anche al Brand Design: attraverso workshop e mappe visuali è possibile identificare in modo veloce ma approfondito tutti gli elementi necessari per costruire un brand chiaro, coerente e in grado di generare valore per l’azienda. Non abbiamo la pretesa di affermare che il nostro sia l’unico metodo, ma di sicuro possiamo dire che rendere il branding un processo snello è possibile.

Il branding non si esaurisce nella sola “pubblicità”

In molti casi l’attività pubblicitaria ha un ruolo sempre più marginale rispetto a un tempo: dall’esperienza d’uso dei nostri prodotti al servizio clienti, dalla produzione di contenuti ad hoc per il digitale alla comunicazione interna, tutto può potenzialmente concorrere a migliorare e potenziare il nostro brand. A volte si tratta di interventi minimi, a volte di servizi che, dopo un’attenta analisi, appare chiaro che dobbiamo attivare o modificare affinché ci sia coerenza nel modo in cui il nostro brand è percepito.

Cosa significa questo?

Che per iniziare a lavorare sul brand non è sempre necessario pianificare investimenti pubblicitari, né disporre di budget da capogiro: il grosso del lavoro, spesso, è da fare su ciò che già esiste e per cui abbiamo già dei costi. Non si tratta di spendere soldi in più ma di spenderli meglio, di ottimizzare i processi affinché il valore della nostra azienda sia comunicato correttamente e amplificato in un meccanismo proficuo per il nostro modello di business, e non svilito da ciò che si sedimenterà in modo casuale nella mente dei clienti.

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