Industry 4.0 e Business Design: le nuove frontiere dell’automotive

By 20 febbraio 2017Blog
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Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Qualsiasi sia il settore in cui lavora la tua impresa, con ogni probabilità sta attraversando un periodo di grande trasformazione. I clienti richiedono tecnologie sempre più avanzate e per i produttori, sia che vendano prodotti finiti sia che lavorino come fornitori di componenti, è spesso difficile stare al passo.

Qui la questione non riguarda solo gli investimenti: il vero problema è che non sempre è facile capire dove stia andando il mercato e adattarsi di conseguenza. Insomma, qualsiasi sia il tuo settore, devi imparare ad affrontare le nuove sfide poste dalla Industria 4.0.

A molti il termine non suonerà nuovo, anche se nell’ultimo periodo sta assumendo un significato e un’importanza del tutto nuovi. Con industria 4.0 si intende in generale il processo di digitalizzazione dei processi di produzione, che sta rendendo questi stessi processi più efficienti ma anche più flessibili. E qui quello che conta è soprattutto la flessibilità: in un mercato che cambia a un ritmo sempre più serrato, avere al proprio interno competenze e tecnologie che consentono di adattarsi rapidamente alle esigenze mutevoli dei clienti è un vantaggio competitivo fondamentale.

In un certo senso quindi tutte le aziende che vorranno sopravvivere sul mercato dovranno implementare al proprio interno tecnologie 4.0. Ma come farlo? Quali sono le caratteristiche di un buon processo di integrazione? Se avete già letto qualche articolo del nostro blog sapete che ci piace parlare di casi concreti, quindi per provare a rispondere a queste domande ne useremo uno anche stavolta: parleremo dell’industria 4.0 nel settore dell’automotive.

Automobili e Digital Transformation

Il mercato dell’auto è forse uno dei mercati che negli ultimi anni più è stato trasformato dalle nuove tecnologie e dalla digitalizzazione. Nelle macchine moderne l’elettronica ha assunto infatti un ruolo sempre più importante, rendendo le automobili più sicure e semplici da guidare, ma anche più complesse da costruire.

Qui il mercato non fa che seguire un trend comune a molti settori: la rivoluzione digitale si diffonde a macchia d’olio secondo il principio per cui le tecnologie e le innovazioni devono trasformarsi in servizi. Per questo sono sempre di più le case automobilistiche che montano sulle loro macchine sistemi digitali integrati con altri dispositivi, come smartphone, smartwatch e tablet.

Tutto questo rende le automobili capaci di interagire con il guidatore e offrire servizi complementari: app con informazioni sul traffico e sul tempo, sistemi per utilizzare il proprio telefonino in modo sicuro e altri servizi di questo genere nascono ogni giorno.

Fra le principali case automobilistiche quella che più di tutte sembra seguire l’onda della trasformazione digitale è BMW, che sta montando sulle sue auto sistemi molto avanzati per l’interazione fra automobile e autista. Tuttavia, come spiega Andrew Shipilov in questo bell’articolo della Harvard Business Review, spesso ciò che manca è un modello di business che renda le tecnologie davvero accessibili al cliente.

BMW, ad esempio, richiede un contributo di 350 euro solo per poter accedere allo store delle applicazioni: una cifra non altissima per chi già spende 25.000 euro o più per un’automobile, ma in controtendenza rispetto a un mercato digitale che spesso garantisce l’accesso gratuito non solo agli store ma anche alle stesse app. Senza contare che esistono già tecnologie, come ROAV, che consentono l’interazione fra smartphone e auto grazie alla proiezione di un’immagine sul cristallo dell’auto e che possono essere montati su qualunque modello.


Stare al passo con le nuove tecnologie è solo un primo passo, assolutamente insufficiente per garantire il successo. Ad esso deve seguire una fase di allineamento dei servizi offerti con le nuove abitudini di consumo, che renda il prodotto davvero appetibile per i potenziali clienti.


Automobili elettriche e Self-Driving Cars 

La digitalizzazione è però solo uno dei fulcri attorno a cui gira il nuovo mercato dell’industria automobilistica. Una serie di innovazioni stanno infatti rendendo sempre più semplice ed economica anche la realizzazione di automobili in grado di guidarsi da sole, senza bisogno di un autista. Sono le cosiddette ‘self-driving cars’, dette anche ‘driverless car’. In questo campo si è mosso ultimamente il gruppo Fiat-Chrysler, che ha avviato una collaborazione con Google per la realizzazione di 100 veicoli a guida autonoma che sono in fase di test da gennaio 2017.

Non bisogna dimenticare poi l’uso di fonti energetiche alternative come forza motrice: le macchine elettriche o ibride, grazie soprattutto al lavoro svolto da Tesla e Toyota, stanno acquisendo fette di mercato sempre più consistenti.

In entrambi i casi, ciò che davvero conta non sono tanto le tecnologie, quanto i servizi che esse rendono possibili. Immaginate, ad esempio, cosa potrebbe succedere (o meglio: cosa succederà) quando il mercato delle auto ‘driverless’ incontrerà quello del car sharing e, ancora, quando questi due mercati insieme incontreranno quello delle fonti energetiche rinnovabili.

Il primo risultato sarà un crollo dei prezzi per gli spostamenti. Alcuni analisti, come quelli citati in questo articolo di Forbes, credono che il costo di percorrenza per un miglio in automobile potrebbe diminuire con le nuove tecnologie a disposizione, passando da 1 dollaro a 0,2 dollari.

I più potrebbero vedere in questo dato la fine del mercato delle automobili. In realtà, si tratta di un’opportunità. L’abbassamento dei costi renderà sempre più diffuso l’uso delle macchine condivise, magari driverless e che usano fonti energetiche alternative. Questo finirà per cambiare inevitabilmente le abitudini di trasporto dei consumatori e le aziende che sapranno cogliere e cavalcare questo cambiamento avranno un grosso vantaggio rispetto ai competitor.

Un esempio? Si diffondono sempre più nuove proposte di vendita per cui i produttori, anziché far pagare le auto, vendono i chilometri che con quelle auto vengono percorsi (proprio come aveva fatto la Rolls Royce con i motori degli aerei negli anni ‘70). Le macchine, ad esempio, sono il più delle volte messe a disposizione dei viaggiatori tramite app, magari con il pagamento di una fee d’ingresso e di una tariffa per chilometro. Questa, naturalmente, è solo una delle tante opportunità: si tratta infatti di un mercato nuovo e inesplorato e per questo aperto a soluzioni e servizi innovativi.


Tutto il processo di produzione delle automobili dovrà cambiare per rispondere alle nuove richieste del mercato e questo cambiamento avrà effetto non solo sulle case automobilistiche, ma anche sui loro fornitori di componenti.


Il punto è centrale: se il mercato viaggia verso la digitalizzazione, l’iperconnessione e la diminuzione dei costi di trasporto, anche chi produce semplici bulloni non può voltarsi dall’altra parte e continuare a produrre bulloni come ha sempre fatto: deve invece essere competente sulle nuove tecnologie e proporre soluzioni innovative.

In altre parole, i produttori di componenti dovranno smettere di occuparsi solo del loro campo di produzione, per abbracciare una visione sistemica che metta in primo piano la customer experience. Questa prospettiva rende necessario un processo di ideazione del prodotto che si focalizzi su 4 elementi: il componente (il bullone), il modulo (la parte in cui il bullone andrà montato) il prodotto finito (l’auto) ma soprattutto l’esperienza d’uso del consumatore finale.

industry 4.0 automotive

Ecco alcuni esempi per spiegare questo processo.

In un sistema basato sulla vendita delle distanze percorse le automobili sarebbero costruite con l’obiettivo di durare il più a lungo possibile. Un sistema basato sullo sharing, da parte sua, richiederebbe probabilmente auto più grandi, forse più lente ma con standard di sicurezza più elevati. In entrambi i casi,  il mercato dei ricambi e della manutenzione crescerebbero, con conseguenze evidenti anche per il processo di produzione.

E questo solo per rimanere nel campo della produzione di auto: l’utilizzo di tecnologie driverless, infatti, potrebbe cambiare completamente il mercato del Car Entertainment, perché le persone avranno più tempo libero da passare in macchina. Questo richiederà, ancora una volta, non solo nuove tecnologie ma soprattutto nuovi servizi.

Le nuove opportunità dell’Industria 4.0

In fondo, l’industria 4.0 è proprio questo: l’opportunità che si apre di creare nuovi prodotti e servizi grazie all’invenzione e diffusione di nuove tecnologie e alla loro interazione con quelle già consolidate. Così intesa, l’industria 4.0 non può che interessare ogni settore che può beneficiare dell’apporto di nuove tecnologie, soprattutto digitali, pensate magari per altri ambiti ma che opportunamente adattate e messe in relazione con le tecnologie già esistenti possono costituire un vantaggio competitivo sul mercato.

In questo contesto, a vincere sarà chi più degli altri riuscirà a ragionare come un designer, vagliando le opportunità senza preconcetti e mettendole in relazione in modo ordinato e strutturato con i bisogni dei clienti (o degli utilizzatori finali, se lavori nel B2B) e con le caratteristiche del proprio settore di riferimento.

 

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